Moda

alta roma non deve morire

Si è appena conclusa l’edizione Luglio 2016 di AltaRoma. Facciamo un punto della situazione sul destino della manifestazione e forse anche su quello della città eterna.

11 Luglio 2016 - di Andrea Batilla

I giornalisti di moda hanno disertato questa edizione di AltaRoma perché troppo impegnati a trasferirsi da Roma, dove si trovavano per la sfilata di Fendi, a Napoli, attesi per il mega evento di Dolce & Gabbana, decretando con questo facile gesto la possibile morte della fashion week romana che sta per passare sotto il vaglio della nuova amministrazione capitolina firmata Virginia Raggi in vena di tagli sulle società partecipate.

La società è partecipata infatti per il 55, 5 % dalla Camera di Commercio di Roma, per il 18,64 da Risorse per Roma (emanazione del comune di Roma), per il 18,54 dalla regione Lazio e per il 7,27 dalla città metropolitana di Roma. È guidata da Adriano Franchi che ne è il direttore generale.

Alta Roma ha un consiglio d’amministrazione formato da Fabiana Balestra (figlia di Renato Balestra), Sabrina Florio (imprenditrice farmaceutica), Raffaello Napoleone (a.d. di Pittimmagine), Franca Sozzani, Silvia Venturini Fendi e Santo Versace. La mission di Alta Roma è di mantenere viva la tradizione sartoriale e artigianale italiana volorizzando al tempo stesso i giovani talenti ma negli ultimi tempi si è anche cercato di inscriverla in un più ampio piano di coordinamento tra Roma, Firenze e Milano, progetto del quale il nuovo cda è espressione.

Ecco tutto quello che abbiamo visto, esaminato e giudicato punto per punto per tentare di capire che cos’è AltaRoma e che cosa dovrebbe essere.

1 – STILISTI EMERGENTI

La dodicesima edizione di Who’s On Next, ormai un classico dei concorsi per stilisti emergenti, organizzato da AltaRoma e Vogue Italia.

Hanno partecipato per l’abbigliamento i brand Brognano, Edithmarcel, Melampo, Miahatami e Parden’s e per gli accessori Lodovico Zordanazzo, Pugnetti Parma, Damico Milano, Azzurra Gronchi, Akhal Tekè, Ioanna Solea, Schield.

Una variegatissima giuria che conteneva tra gli altri Alexander Fury e Suzy Menkes ha decretato come vincitori Brognano e Pugnetti Parma.

Who’s on Next è diventato, nel bene o nel male, il passaggio obbligato per i giovani brand che desiderano visibilità. Dietro c’è la potenza di Vogue Italia che li accompagna in una serie infinita di iniziative. Si potrebbe dire qualcosa sul fatto che i selezionati hanno una forte attitudine al prodotto e mancano a volte di veri slanci creativi. Ma è molto difficile capire se sia un problema di selezione, di mancanza di materiale o di adeguamento a ciò che vuole il mercato. In questi anni le scuole di moda italiane hanno fatto grossi passi avanti verso una maggiore libertà nell’espressione creativa. Questo nuovo corso sembra non essere ancora arrivato a Who’s On Next ma questo non limita la portata dell’unico evento di selezione di talenti nella moda che abbia senso di esistere in Italia.

2 – ARTIGIANALITÀ

A.I. Artisanal Intelligence, un altro appuntamento ormai consueto che racconta l’esplosivo incontro tra artigianato e contemporaneità pensato dalla sempre più iconica Clara Tosi Pamphili e dal sempre più sul pezzo Alessio de’ Navasques. Nell’installazione di quest’anno il tema era il viaggio in Italia e si andava dalle coperte del lanificio Cesare Gatti alle camicie tessute a mano di Masakatsu Tsumura. Un’espressione intelligente su come la ricerca possa essere condotta in modo profondo e culturalmente alto ma anche di come sia possibile rappresentare un pezzo importante della nuova identità di AltaRoma.

3 – FORMAZIONE

L’Open Day dell’Accademia di Costume e Moda dove il direttore generale Lupo Lanzara ci ha guidati attraverso i risultati spesso eccellenti dell’ultimo anno accademico. Come abbiamo già detto più volte le realtà formative italiane stanno vivendo un momento di rinascita e l’Accademia ne è la dimostrazione sia nel settore abbigliamento che negli accessori. Si sentiva forse la mancanza di un progetto che attraverso un forte editing mettesse ancora più in luce la profondità dei lavori ma si percepiva anche la forza di un forte fermento positivo che nel caldo del pomeriggio romana faceva ben sperare per il futuro della formazione del nostro paese. Lo stretto rapporto tra le scuole e AltaRoma è non solo benefico ma propulsivo.

4 – LOCATION

L’installazione allo straordinario Itis Galileo Galilei delle collezioni degli ex Who’s On Next De Couture, Giancarlo Petriglia e San Andres e nell’appena restaurato Auditorium Mecenate di Marianna Cimini e Caterina Zangrando riportavano l’attenzione, più che ai prodotti dei brand, al fatto che Roma è il più spettacolare palcoscenico al mondo. Le centinaia di location diverse ma ugualmente straordinarie sono un punto di forza di Alta Roma come lo sono per Pitti a Firenze ma qui, più che in ogni altro momento, si sentiva il bisogno di una curatela alta che facesse interagire un’attenta selezione di brand con dei contesti così potenti magari attraverso allestimenti più coraggiosi.

5 – BRAND ROMANI

Una veloce gita al Colosseo Quadrato, mitico edificio fascista recentemente restaurato da Fendi e diventato il nuovo headquarter ci ha portato alla mostra creata per celebrare i 50 anni della collaborazione con Karl Lagerfeld: “The artisans of dream”. La mostra in sé, ma anche il mega evento tenutosi la sera prima alla fontana di Trevi (nessuno dei due nel calendario di AltaRoma) sono un esempio di come i brand romani (tipo Gucci e Valentino) non abbiano ancora trovato un modo di interloquire con l’unico evento sulla moda fatto a Roma. Nonostante Silvia Venturini Fendi sieda nel CDA di AltaRoma le due cose sono state tenute rigorosamente separate. Nel futuro non può non esserci un dialogo con le realtà di respiro internazionale della moda che hanno sede a Roma.

6 – LE SFILATE

Le sfilate di Hussein Bazaza, Esme Vie, Angelos Bratis, Sara Lanzi, Arnoldo e Battois, Greta Boldini e Quattromani, tra gli altri, erano il classico centro narrativo della manifestazione.

Tenutesi nel bellissimo edificio della ex-dogana, costruzione industriale sgarruppata e occupata da un collettivo che la sta facendo marciare a forza di concerti e feste, rappresentano la vera fragilità di AltaRoma per la differenza qualitativa a volte abissale tra i brand chiamati a sfilare.

Risplendeva su tutti il minimalismo poetico della geniale Sara Lanzi, rimasta per qualche tempo fuori dai riflettori e ora tornata, speriamo per restare. Ma erano interessanti anche la decostruzione quotidiana di Angelos Bratis e la nuova couture di Arnoldo e Battois.

Faticosissimo invece capire il senso del lavoro di Esme Vie o di Quattromani, per esempio, che sembrano avere bisogno ancora di molto tempo prima di arrivare ad un’espressione compiuta.

AltaRoma deve lavorare sull’idea di selezione, continuando per la strada percorsa ma invitando designer che abbiano come centro progettuale la ricerca.

7 – ALTA MODA

La bellissima installazione “The secrets of couture” all’interno dello straordinario Palazzo Borghese o quella (molto meno forte) al Museo Boncompagni Ludovisi sono la dimostrazione di come si può lavorare su un’idea di couture contemporanea facendola dialogare con i luoghi storici della città, spesso sconosciuti o inaccessibili. Una selezione ragionata e una curatela attenta sono il segreto per tornare a parlare di qualcosa di terribilmente desueto come l’alta moda che ha bisogno di essere risignificata, raccontata in modo nuovo.

 

Nel complesso AltaRoma è un formidabile modello di rappresentazione della moda di oggi ma si muove in un difficilissimo contesto politico cittadino e all’interno di un sistema moda italiano sgangherato.

La sua forma aperta, schizofrenica, cangiante, intellettuale, di ricerca e di incrocio è molto più moderna delle settimane della moda milanesi.

Rinunciarvi o anche solo pensare di cambiarla sarebbe un peccato mortale. Bisognerebbe invece renderla ancora più forte lavorando sulla curatela degli eventi, sul costruire una rete internazionale di collaborazioni e sull’includere personalità italiane che potrebbero portare nuove idee.

La moda italiana è nata anche grazie a Roma e il brand Italia è costituito in gran parte di ciò che la moda italiana comunica di noi nel mondo. Roma potrebbe essere non solo il palcoscenico ideale per la fashion week capitolina ma uno dei segni della rinascita della città più depredata ma più bella del mondo.




Una direzione creativa di successo rende immediatamente riconoscibile il marchio e il suo valore




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