Moda

Gucci e la maschera della paura

Gucci riflette ancora una volta sulla libertà. E sulla paura.

21 Febbraio 2019 - di Andrea Batilla

In fondo cos’è la libertà? Nina Simone diceva: “ Ve lo dico io cos’è la libertà per me: non avere paura. E intendo veramente: non avere paura”.

Oggi ci sono molte persone di cui è naturale avere paura: tutti quelli che hanno ricevuto ampi poteri politici da mandati popolari ingannando le persone, tutti quelli che non hanno nessun potere e per questo motivo diventano violenti, tutti quelli che usano sè stessi per vendere prodotti senza alcun valore ma anche chi, forse più orribilmente, vive nella mediocrità senza mai trovare la forza di desiderare altro, chi vede sempre e solo sé stesso riflesso in uno specchio e si dimentica della realtà, chi compra senza sapere cosa compra e chi vende solo perché deve vendere.
Di tutto questo e di molto altro dovremmo avere paura. Ma in molti, proprio come Nina Simone, semplicemente si rifiutano di averla, di acconsentire a mettersi la maschera di una vita ordinaria in cui il niente sembra pieno di cose che in realtà non esistono.
Questo gruppo di persone, che non so se siano tante o poche, ogni giorno viene messe a dura prova da accadimenti devastanti o da stupide questioni che nel caos del mondo della moda sono ancora più stupide. Un paio delle ultime sono, in sequenza temporale, una maglia di Gucci con una bocca  che secondo alcuni somigliava un po’ troppo alle rappresentazioni degradanti dei neri negli anni Trenta e un collier a forma di cappio di Burberry del quale una modella diventata attivista ha denunciato pubblicamente la malevolenza.
A seguito di entrambi i fatti i due mega brand sono stati costretti a fare pubblica ammenda senza neanche provare a giustificare le loro scelte. Avere paura della reazione della comunità afroamericana o di quella affetta da eccessiva sensibilità dimostra che la paura è diventata un’arma di offesa, molto più delle azioni stesse che dovrebbero scatenarla.
Tutto ciò oltre ad essere sbagliato in sé provoca una conseguenza disastrosa: l’appiattimento della creatività. Non siamo più liberi di parlare, scrivere, agire secondo una visione personale ma seguiamo il pensiero collettivo anche quando ci dice che in una sfilata ci devono essere almeno il 25 per cento di modelle nere e il 25 per cento di modelle asiatiche altrimenti l’accusa di razzismo è certa.

Per fortuna c’è ancora chi non ha paura e del coraggio ne ha fatto la propria bibbia creando un mondo dove la diversità è un valore, dove l’accettazione di ogni segmento di pensiero è naturale, dove la libertà è espressa ad un volume talmente forte che ogni volta lascia abbacinati e riempie di speranza. Il Dalai Lama della moda di oggi è una persona che descrive con sconcertante sincerità un universo fatto di mostri, di extra-terrestri, di pazzi, di esagerazioni circensi, di fenomeni da baraccone, di asessuati, di disagiati, di fate, di maghi e di streghe. Dentro quel mondo non ci sono conflitti né guerre, non ci sono accusatori o giudicati, non ci sono brutti o cattivi. Quel mondo è pieno di gente libera. Di gente che non ha paura.

Il mondo di Gucci, ormai vicino a generare un fatturato di 10 miliardi di euro annui, è la dimostrazione che la moda può, anzi deve, essere un veicolo di valori positivi e che attraverso la categoria dell’estetica possono passare concetti ben più profondi di quello di valore commerciale o di bellezza.

Ognuno di noi nasconde una parte di sé che ha paura di riconoscere e di questa paura si nutre l’esercito dei conservatori, la massa di chi non vuole che le cose cambino, anche se ha in mano la bandiera del cambiamento. Quella parte magmatica e subconscia è irresistibilmente attratta da un progetto che non solo la riconosce ma che ne racconta una possibile integrazione, una dissoluzione positiva verso la libertà.

Sarà per questo che la collezione Autunno Inverno 2019/2020 era piena di maschere di pelle con borchie acuminate che ricordavano pratiche sadomaso, creature uscite dall’inferno o supereroi distonici. In un’epoca in cui i visi sorridenti mascherano ipocrisia e doppiaggine queste maschere sono un’arma contro il buonismo, il perbenismo, il politically correct, l’abusivismo affettivo e intellettuale.

Alessandro Michele è una figura di cui dovremmo avere rispetto non perché disegna borsette divertenti e commercialmente appetibili ma perché in un mondo in cui Mc Queen sarebbe un fuorilegge e Margiela un pericoloso terrorista ci ricorda che la libertà di espressione è il valore più grande che esista. E che purtroppo ogni giorno si consuma come una vecchia candela dimenticata accesa.




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